The strange episode that introduced Roberta di Camerino in fashion

Roberta di Camerino

Fu per un curioso episodio che Roberta di Camerino cominciò a disegnare borse: ve lo racconto qui.

Questo nome è sconosciuto ai più, ed è il nome d’arte che Giuliana Coen, una donna di origine veneziana e famiglia ebrea, si scelse negli anni ’40 per dar nome alla sua linea di borse (e in seguito anche di abiti). Il tutto ebbe origine da un fatto molto curioso.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Giuliana e la sua famiglia si trasferirono a Lugano, in Svizzera,  per sfuggire alle leggi razziali. Lì l’intraprendente signora, per far fronte alle esigenze economiche della sua famiglia, decise – a malincuore – di vendere la sua amata borsa di cuoio a secchiello acquistata a Venezia, ma, non appena rientrata a casa con i suoi effetti personali avvolti in un foulard, se ne confezionò una uguale, utilizzando spago, ago ricurvo e un pezzo di pelle. Qualche giorno dopo, la signora a cui aveva venduto la sua borsa, vedendo Giuliana per strada con un’altra borsa identica alla sua, pensò di denunciarla per contrabbando di prodotti. L’equivoco venne subito chiarito, ma la notizia finì sui giornali e Giuliana Coen ricevette immediatamente una tale notorietà che attirò l’interesse di pelletterie e sarte del posto, che la contattarono per offrirle delle collaborazioni: lei ci avrebbe messo le idee, loro la manodopera. Fu così che Giuliana Coen incominciò a creare accessori in pelle, ma per il marchio Roberta di Camerino si deve aspettare la fine della guerra e il suo rientro in Italia nel 1946.

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This is a name unknown to most people, the art-name of Giuliana Coen, a woman from a Venetian Jewish family, who decided in the 40s to give this name to the first line of handbags (then, of clothes as well). All this gave rise to a curious thing.

During the Second World War, Giuliana and her family escaped the racial laws and moved to Lugano, Switzerland. There the enterprising lady, decided to sell his beloved bucket leather bag purchased in Venice to earn something, but as soon as she returned home with his belongings wrapped in a scarf, she wanted making an equal one, using twine, curved needle and a piece of leather. A few days later, the lady who had purchased the bag, saw Giuliana on the street with another bag identical to hers, so she denounced her for products contraband. The misunderstanding was quickly cleared up, but the story ended up in the newspapers and Giuliana Coen immediately received such a reputation that attracted the interest of leather goods artisans and local seamstresses. They contacted her to offer collaborations: she would have given ideas, they their experience. That’s how Giuliana Coen started creating leather accessories, although the brand Roberta di Camerino born after the end of the Second World War and her return to Italy.

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